b-a-g
 

Un "ateneo dinamico" per immaginare il futuro di Bologna: Emilio Fantin al Barnum

Un

È una residenza "in patria", quella di Emilio Fantin, finalista, insieme all'americano Jon Rubin e al collettivo argentino degli Etcetera, del Premio Internazionale di Arte Partecipativa, curato da Julia Draganovic e Claudia Löffelholz, promosso dalla Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con LaRete Art Projects e La Pillola.
Nel caso di Fantin - bolognese d'adozione e da anni presente con i suoi progetti nella vita artistica della città - il periodo di residenza offerto dal Premio si tradurrà in un percorso di conoscenza particolare: è infatti un'occasione per sperimentare e mettere in pratica un'idea maturata proprio dal suo rapporto quotidiano con Bologna.

È così che il 15 ottobre, alle ore 18.30, presso lo Spazio Barnum (via de' Pepoli 8, Bologna) chiama la città a condividere un ambizioso progetto nel cassetto: realizzare una scuola, un ateneo dinamico, in cui la pratica artistica diventi applicazione per un percorso di conoscenza che aiuti la comunità a interpretare la cultura del presente e a immaginare quella futura. 
L'obiettivo di questo primo incontro è coinvolgere, senza porre limitazioni di ruoli e discipline, tutti gli attori della città interessati a una discussione sulla cultura e la formazione, e a costruire insieme nuove pratiche formative.
Quella a cui pensa Fantin è una scuola che consenta di affrontare un momento di complessità e trasformazione, aprendo nuove visioni: "Sono molto interessato alle suggestioni e alle indicazioni di persone di culture diverse che abitino a Bologna. - afferma Fantin - In questo periodo di forte crisi credo sia importante non solo prendere atto del fallimento di alcuni modelli economico-sociali e del lavoro, ma spingersi sul crinale della conoscenza, della scienza e della cultura per potere immaginare ciò che possa riempire il vuoto che sembra opprimerci. E' questo il tema della "soglia" cioè di quella posizione che permette di guardare le cose da più punti di vista, evitando di restare impigliati nei legami creati da pregiudizi, dogmi o paradigmi desueti."

Si chiama Dynamica, questo ateneo mobile che non prevede né una sede né un corpo di insegnanti fissi, per garantire, come dice lo stesso Fantin, un'energia e una forza vitale che si oppone alla sclerotizzazione dei ruoli, delle competenze e dei poteri. Una scuola aperta a tutti, internazionale e multietnica, informale e antiburocratica, le cui lezioni siano dei veri e propri happening.

  • facebook
  • twitter